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| Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS |
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11/07/2006 |
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La Malesia ha un nuovo Presidio
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A maggio Federica Tomatis, responsabile di Presìdi e Terra Madre per l’Asia si è recata in Malesia con Piero Sardo, Presidente della Fondazione Slow Food e Alberto Peroli, fotografo e Technical Partner della Fondazione. L’obiettivo era verificare lo sviluppo del Presidio del riso Bario e valutare la nuova istituzione di un Presidio del pepe, una delle spezie più utilizzate nel mondo e che tuttavia costituisce una coltura secondaria per gli abitanti della zona di Rimbas.
La delegazione di Slow Food ha incontrato Gien Kheng Teo, responsabile del presidio del riso Bario, che ha illustrato gli sforzi compiuti dal Presidio per la valorizzazione del prodotto, nonostante le difficoltà intrinseche dovute alla scarsa produttività di questa varietà indigena. Alla luce del lavoro svolto e dell’impegno del governo malese nel preservare le produzioni autoctone, si è deciso di mantenere aperto il Presidio, concentrandosi sulla promozione del prodotto a livello esclusivamente locale.
Grazie poi alla segnalazione del marito di Gien, Mulok Saban, originario del Sarawak, sono stati avviati i primi passi per l’istituzione di un nuovo Presidio a Tutela del pepe nero della varietà Kuching, coltivato nella zona di Rimbas.
Originario del Sud Est asiatico il piper nigrum si diffuse in Malesia oltre duemila anni fa nella fertile zona del Sarawak (uno dei due stati malesi dell’isola del Borneo), dove ancora oggi circa tredici mila ettari sono coltivati a pepe.
Rimbas è una zona interna, agricola e lontana da grandi centri abitati. Qui vivono gli Ibans, la popolazione nativa più numerosa del Sarawak che coltiva ancora la varietà locale di pepe nero detta Kuching. La delegazione ha visitato il villaggio di Babu Sedebau, composto da dodici famiglie che vivono tutte sotto lo stesso tetto, nella caratteristica struttura su palafitte detta longhouse.
I campi di pepe sono piccoli (circa un ettaro con 200/300 piante) e i filari sono disposti su un dolce declivio, indispensabile per evitare l’eccesso di acqua nel terreno, causato dalle abbondanti piogge tropicali. La pianta ha la forma di un cespuglio e cresce intorno ad un palo di ironwood (belian), il legno più duro e resistente in natura, l’unico in grado di reggere il clima equatoriale. I grani di pepe vanno raccolti quando dal verde iniziano a tendere al giallo paglierino, lavati in acqua e poi lasciati ad asciugare al sole.
Grazie alla presenza di Mulok Saban, che appartiene egli stesso agli Ibans ed è nato e cresciuto in una longhouse, le barriere linguistiche vengono presto superate e si riesce a fare un primo incontro con il capo comunità e con i produttori selezionati per il Presidio, che parteciperanno già a Terra Madre e al Salone del Gusto 2006 con un proprio stand.
I passi da compiere sono ancora molti: migliorare la resa del terreno per aumentare la produzione, stilare un disciplinare e razionalizzare la fase di lavorazione; tuttavia la qualità di questo prodotto ha già portato ad un primo successo: è stata infatti avviata un’importante collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, che farà da intermediario e promotore per l’utilizzo del pepe nero di Rimbas nella realizzazione di alcuni salumi e formaggi tipici della tradizione laziale.
Il viaggio infine ha fornito l’occasione per conoscere di persona e visitare il caffè di Jannie Wee, una cuoca malese che cucina utilizzando esclusivamente prodotti biologici reperiti presso produttori della zona e che sarà la rappresentante per i cuochi della Malesia a Terra Madre 2006.
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