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La nuova agricoltura

Nel mondo esistono due agricolture contrapposte - quella industriale e quella di piccola scala - e molti interpretano questi due modelli parlando sbrigativamente di sviluppo per la prima e di sottosviluppo per la seconda. Chi sostiene questa tesi sottolinea come ben 900 milioni di individui che popolano le campagne siano sotto la soglia della povert‡.
Un dato che potrebbe esprimere il fallimento del mondo rurale.
Questa analisi, perÚ, non tiene in considerazione che líagricoltura di piccola scala ottimizza le risorse e produce pi˘ alimenti di quella industrializzata, se si considera líofferta complessiva del sistema agrozootecnico e non la singola derrata.
Non solo: il sistema industrializzato, alla lunga, genera costi insostenibili per il capitale naturale. Provoca líerosione dei terreni, líinquinamento delle acque, la riduzione degli habitat per le specie selvatiche. E mette in crisi il capitale sociale, causando la disintegrazione delle comunit‡ rurali, la riduzione dellíoccupazione agricola e la dispersione delle famiglie. Nel Sud del mondo líirruzione del modello agricolo occidentale ha alterato equilibri e saperi consolidati e sostenibili, con rischi ancora da calcolare nella loro interezza. Ma un discorso simile vale per i paesi sviluppati. Un Paese come líItalia, ad esempio, con le sue tradizioni agroalimentari, la frammentazione territoriale, le differenze di climi, ambienti, paesaggi e la sua gastronomia, non puÚ affidare il suo futuro allíindustrializzazione delle campagne e alla coltura intensiva.
Esistono ampie aree di agricoltura marginale, soprattutto in montagna e nel Sud, dove Ë possibile rivitalizzare filiere produttive ai limiti della sparizione.
Ecco líidea dei PresÏdi: intervenire con uníazione di sostegno e di valorizzazione.
I prodotti presidiati sono ormai usciti dal limbo dei repertori bibliografici e delle curiosit‡ gastronomiche per diventare realt‡ produttive in fase di ricostruzione. Eí poco, nel contesto generale dellíagricoltura italiana, ma Ë un segnale forte, in controtendenza.
Un segnale verso quella che ci piace definire ìNuova Agricolturaî, ovvero una filosofia produttiva che punti sulla qualit‡, sulla biodiversit‡, sul rispetto dellíambiente, del benessere animale, del paesaggio, della salute e del piacere del consumatore. Uníagricoltura un poí ecologista e un poí gastronoma che si lasci definitivamente alle spalle il parametro suicida della quantit‡ (con enormi profitti nellíimmediato ma enormi costi nel medio lungo periodo).
Che si lasci alle spalle polli alla diossina, mucche pazze, overdosi di trattamenti antiparassitari e di concimi chimici, allevamenti intensivi, coloranti, conservanti, aromi.


 
 


 
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